Documento di posizione

Post blog del Comitato No Agrivoltaico Torre di Fine – Eraclea, versione aggiornata con confronto europeo verificato.

Documento di posizione · Giugno 2026

Agrivoltaico a Torre di Fine: perché ci opponiamo, con dati alla mano

Un'analisi documentata del progetto ALFI Renewables (Gruppo Exus), con particolare attenzione al Lotto B che ricade sul territorio di Eraclea.

Comitato No Agrivoltaico Torre di Fine – Eraclea Giugno 2026 Lettura: ~8 minuti

Non siamo contro la transizione energetica. Siamo contro questa modalità speculativa di realizzarla — e in particolare contro la scelta di collocare 165 ettari di impianto industriale a ridosso della frazione di Torre di Fine.


Sezione 1 · La nostra storia

Come è nato il Comitato

Nell dicembre del 2025 i cittadini di Torre di Fine apprendono dai giornali — non da comunicazioni istituzionali — che il 24 novembre 2025 una società denominata ALFI Renewables S.r.l., costituita a Milano appena un anno prima, ha depositato in Regione Veneto il progetto per un impianto agrivoltaico da 205 MW su 385 ettari di terreni agricoli tra Eraclea e Torre di Mosto. Nessuna consultazione, nessun tavolo preventivo, nessuna comunicazione alla comunità.

La risposta non si è fatta attendere:

  • Oltre 2000 firme raccolte tra cartacee e online
  • Un'assemblea pubblica con oltre 200 partecipanti
  • Una marcia di protesta con centinaia di cittadini
  • Voto unanime del Consiglio Comunale di Eraclea (maggioranza e opposizione insieme)
  • Adesione di associazioni agricole, commercianti e albergatori

Sezione 2 · I numeri del progetto

Chi c'è davvero dietro questo impianto

ALFI Renewables non è un soggetto autonomo. È l'ultimo anello di una catena societaria internazionale che vale la pena conoscere:

SoggettoRuolo
ALFI Renewables S.r.l.Proponente (Milano) — costituita novembre 2024
Exus Management Renewables SLSocio unico — sede Madrid (Spagna)
Partners GroupAzionista — sede Zug (Svizzera)
Famiglia PastiProprietari dei terreni — 385 ettari contrattualizzati

Partners Group è uno dei maggiori fondi di private equity al mondo. I ricavi dell'impianto alimenteranno rendimenti finanziari destinati, per la quasi totalità, a questa catena estera. Per il territorio rimane il 3% obbligatorio per legge.

157 M€
Investimento complessivo dichiarato (IVA inclusa)
~20 M€/anno
Fatturato stimato per 30 anni
600 K€/anno
Compensazione ai 6 Comuni (3% obbligatorio per legge)
97%
dei ricavi che rimane alla catena societaria estera

Sezione 3 · Il Lotto B

Torre di Fine: il caso più grave

Il progetto è composto da due lotti. Il Lotto A si trova nel territorio di Torre di Mosto (circa 220 ha). Il Lotto B — quello che ci riguarda più da vicino — ricade ad Eraclea, a ridosso della frazione di Torre di Fine, per circa 165 ettari. Sono gli stessi elaborati tecnici del proponente a classificare Torre di Fine come "recettore sensibile".

3.1 · Spopolamento e qualità della vita

Torre di Fine è uno dei piccoli centri del Veneto Orientale già esposto al rischio di spopolamento: calo demografico, invecchiamento, riduzione dei servizi, chiusura degli esercizi commerciali. Questi fenomeni si invertono solo con politiche di rilancio fondate sulla qualità della vita e sull'attrattività del territorio. Un impianto industriale di 165 ettari a ridosso dell'abitato produce l'effetto esattamente contrario: svalutazione immobiliare, scoraggiamento di nuovi insediamenti, accelerazione dello svuotamento.

Per un paese come Torre di Fine, già esposto al rischio di spopolamento, questo progetto non è un problema tra i tanti: è una ferita potenzialmente definitiva. Non si compensa con royalties o promesse di monitoraggio.

3.2 · La Litoranea Veneta e il turismo rurale

L'area Eraclea – Torre di Fine ha una vocazione strategica al turismo rurale, alla ciclabilità e alla filiera corta agroalimentare, naturalmente connessa alla Litoranea Veneta — l'asse d'acqua Venezia–Trieste che la Regione Veneto ha individuato come priorità per il turismo slow. Questo modello è complementare al turismo balneare di Eraclea Mare e potrebbe destagionalizzare i flussi, creare occupazione qualificata, trattenere i giovani. Un impianto industriale di 165 ettari a pochi metri dalla Litoranea cancella questa prospettiva in modo irreversibile.

3.3 · L'impatto microclimatico senza risposta

La letteratura scientifica documenta aumenti di temperatura dell'aria di 3–4°C attorno a grandi impianti fotovoltaici a terra rispetto al terreno agricolo circostante (Barron-Gafford et al., 2016, Scientific Reports). Le Linee Guida ARPAV 2023 riconoscono il rischio e classificano Torre di Fine come recettore sensibile.

Nell'incontro pubblico del 26 maggio 2026, il Comitato ha posto due domande rimaste senza risposta adeguata:

  • Perché la presentazione non menzionava il problema microclimatico, pur avendo ARPAV classificato Torre di Fine come recettore sensibile?
  • Perché le centraline di monitoraggio microclimatico sono gestite interamente da Exus, senza un ente terzo indipendente?

Chiedere che chi produce l'effetto non sia anche chi lo misura non è un cavillo burocratico: è il requisito minimo della correttezza scientifica. Il monitoraggio auto-gestito dal proponente non costituisce garanzia di imparzialità.

3.4 · I cavidotti e i terreni vicini

Il progetto prevede oltre 35 km di cavidotti interrati attraverso terreni privati di sei Comuni. Un cavo elettrico ad alta tensione a 1,5 metri di profondità significa vincoli permanenti: divieto di lavorazioni profonde, incompatibilità con drenaggi e irrigazioni, impossibilità di installare strutture (serre, tendoni, impianti frutticoli), riduzione del valore fondiario. Molti agricoltori potrebbero non essere ancora consapevoli che il tracciato passa sotto i loro campi.


Sezione 4 · Il quadro generale

Un confronto europeo che parla chiaro

Per quanto risulta dalla documentazione disponibile, nessun impianto agrivoltaico europeo di dimensioni paragonabili è stato realizzato su suolo agricolo fertile e a ridosso di un centro abitato. Gli impianti fotovoltaici di grande taglia esistenti in Europa — come il parco di Witznitz in Germania (500 ha, ex miniera di lignite) o quello di Cestas in Francia (260 ha, zona remota a sud di Bordeaux) — sorgono su aree industriali dismesse o zone rurali lontane dagli abitati. Gli agrivoltaici di riferimento si collocano su scale radicalmente diverse:

Impianto / PaeseSuperficieTipo di area
Torre di Mosto – proposto (IT)385 ha agrivoltaicoSuolo agricolo fertile, a ridosso di abitato
Witznitz (DE) – fotovoltaico puro500 haEx miniera di lignite, zona remota
Cestas (FR) – fotovoltaico puro260 haArea rurale remota, sud di Bordeaux
Tützpatz (DE) – agrivoltaico93 haZona agricola del Mecklenburg
Triticum (DE) – agrivoltaico28 haZona agricola della Baviera
Styria (AT) – agrivoltaico20 haZona agricola dello Stiria
Hova (SE) – agrivoltaico13 haZona agricola della Svezia

La distinzione è sostanziale: i grandi impianti fotovoltaici europei sorgono su aree già compromesse (ex miniere, cave, zone industriali dismesse). Gli agrivoltaici su suolo agricolo attivo non superano i 100 ettari in nessun paese di riferimento. Proporre 385 ettari di agrivoltaico su pianura veneta fertile, a ridosso di un abitato, è una scelta senza precedenti documentati nel contesto europeo.

Il D.Lgs. 199/2021 nasceva per promuovere la sinergia reale tra agricoltura ed energia. Senza limiti di taglia, quella norma è diventata lo strumento per legittimare esattamente ciò che voleva evitare: la trasformazione di suolo agricolo fertile in infrastruttura energetica industriale a beneficio di fondi esteri.


Sezione 5 · Le nostre richieste

Cosa chiediamo

  • Stralcio del Lotto B da Torre di Fine e ricollocazione in aree idonee, lontane dai centri abitati e dalle zone a vocazione turistica.
  • Riesame critico del progetto complessivo da parte della Regione nell'ambito della procedura PAUR-VIA, tenuto conto delle dimensioni senza precedenti nel panorama europeo.
  • Legge regionale sulle aree idonee con: soglia massima dell'1% della SAU per Comune, distanza minima di 500 m dagli abitati, gerarchia vincolante (prima tetti e aree dismesse, poi — solo in via residuale — suoli agricoli), esclusione delle zone DOCG/IGP.
  • Tutela della filiera agroalimentare e turistica del Veneto Orientale come asset strategico regionale.
  • Monitoraggio microclimatico affidato a ente terzo indipendente (ARPAV), con dati pubblici e accessibili.

Conclusione

La transizione energetica è necessaria e urgente. Ma deve essere pianificata, condivisa, giusta. Non può essere il pretesto per trasformare le pianure venete in infrastrutture energetiche industriali a beneficio di fondi esteri, lasciando alle comunità locali i costi ambientali, paesaggistici e sociali.


Ogni progetto calato dall'alto senza ascolto genera opposizione. Quella opposizione rallenta la transizione. Non sono le comunità a bloccare le rinnovabili: sono i proponenti che, rinunciando al consenso, trasformano la transizione in uno scontro.

#NoAgrivoltaico #TorreDiFine #Eraclea #VenetoOrientale #LitoraneaVeneta #TransizioneGiusta #SuoloAgricolo

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