Il Cavidotto – Osservazioni sul progetto Torre di Mosto
⚠ Territorio · Energia · Diritti dei proprietari agricoli
Il cavo di Exus passa sotto il vostro terreno. Ma i profitti no.
Il progetto agrivoltaico "Torre di Mosto" prevede complessivamente oltre 35 km di cavidotti interrati attraverso fondi privati: 12 km a 36 kV tra Eraclea e Torre di Mosto, e 23,5 km a 220 kV da Torre di Mosto fino alla stazione RTN di Salgareda. Se siete agricoltori nei comuni interessati, leggete con attenzione.
Chi guadagna e chi subisce
Partiamo da un fatto che vale la pena dire chiaramente.
Exus Renewables — attraverso la propria società ALFI Renewables S.r.l. — ha costruito questo impianto agrivoltaico da 190 MW stipulando accordi di diritto di superficie con un numero ristretto di grandi aziende agricole, che hanno ceduto i propri terreni per ospitare pannelli fotovoltaici e sistema di accumulo. Quei proprietari percepiranno canoni per decenni. Exus realizzerà profitti nell'ordine di decine di milioni di euro dalla vendita di energia elettrica. Il progetto viene presentato come infrastruttura di "interesse pubblico" per la transizione energetica.
Il problema è un altro: per far funzionare questo impianto servono due cavidotti interrati distinti, per un totale di oltre 35 km attraverso la campagna privata.
Il primo è una linea a 36 kV di circa 12 km che collega il lotto di Eraclea al lotto di Torre di Mosto, attraversando terreni agricoli privati nel tratto esterno ai perimetri recintati. Il secondo è una linea a 220 kV di circa 23,5 km che dalla Stazione Utente di Torre di Mosto raggiunge la stazione elettrica RTN di Salgareda, percorrendo i comuni di Torre di Mosto, San Donà di Piave, Noventa di Piave, Ponte di Piave e Salgareda. Entrambi i tracciati passano in larga parte su terreni privati di proprietari che non hanno alcun rapporto con il progetto, senza che abbiano mai acconsentito e senza che nessuno sia andato a spiegarglielo di persona.
Quando si parla di infrastrutture energetiche, la legge prevede la possibilità di imporre servitù su proprietà private in nome dell'interesse collettivo. È un principio legittimo per le grandi reti di trasmissione nazionali gestite da Terna. Ma c'è una differenza sostanziale tra quella fattispecie e un cavo privato di una società commerciale che serve esclusivamente a connettere il proprio impianto alla rete per vendere energia e realizzare profitto.
Cosa significa avere quel cavo sotto il vostro campo
Non è una questione astratta. È una questione pratica, economica, agronomica. Ecco i sei problemi concreti che un elettrodotto interrato crea a chi possiede o coltiva quel terreno.
Drenaggi a rischio
Gli scavi per la posa del cavo possono danneggiare fossi, scoline e tubi di drenaggio costruiti in decenni di sistemazioni idrauliche. Chi garantisce il ripristino integrale?
Lavorazioni profonde precluse
Con il cavo a 1,5 m di profondità, rippatura, scarificatura, drenaggi a tubi ciechi e sistemazioni idrauliche diventano vietati o soggetti ad autorizzazioni preventive.
Niente pali, niente strutture
Vigneto, frutteto, impianto irriguo, serra: qualsiasi struttura che richieda l'infissione di pali nel suolo diventa problematica o impossibile nella fascia interessata.
Livellamenti vincolati per sempre
Ogni modifica alla quota superficiale del suolo incide sulla profondità effettiva del cavo. Il livellamento del fondo — strumento agronomico fondamentale — diventa un problema permanente.
Azienda agricola deprezzata
Una servitù permanente riduce il valore di mercato del fondo, la sua appetibilità come garanzia creditizia e il patrimonio trasmissibile alle generazioni future. Un danno economico reale e duraturo.
Pianificazione agricola bloccata
Qualsiasi scelta futura sull'uso del fondo — nuove colture, investimenti, impianti produttivi — sarà condizionata per decenni da un'infrastruttura altrui posata senza il vostro consenso.
Il tracciato: verificate se siete interessati
Il cavidotto a 220 kV percorre prevalentemente terreni privati agricoli per circa 23,5 km. Tra le vie e le aree coinvolte nel progetto, in base alla documentazione ufficiale depositata:
Il progetto prevede due cavidotti distinti. Verificate su entrambi i tracciati.
⚡ Linea 1 — Cavo 36 kV · circa 12 km · Eraclea → Torre di Mosto
⚡ Linea 2 — Cavo 220 kV · circa 23,5 km · Torre di Mosto → Salgareda
Se il vostro terreno si trova nelle vicinanze di questi assi viari, avete ogni motivo per verificare la situazione. Richiedete al vostro Comune i seguenti allegati del progetto depositato da ALFI Renewables:
→ All. 14 — Relazione censimento e risoluzione interferenze (elenca i fondi interessati con foglio e mappale catastale)
→ All. 15 — Piano particellare di esproprio
Cosa fare adesso, prima che sia troppo tardi
Il progetto è in fase di iter autorizzativo. Questo è il momento utile per intervenire: presentare osservazioni formali, chiedere modifiche al tracciato, esigere indennizzi adeguati, costituirsi come soggetti interessati nel procedimento. Una volta ottenuta l'autorizzazione, le possibilità di tutela si restringono drasticamente.
Il primo passo è consultare il progetto depositato presso i Comuni interessati. Il secondo è rivolgersi a un tecnico agronomo per valutare l'impatto specifico sul vostro fondo, e a un legale specializzato in diritto amministrativo e urbanistico per capire le vostre opzioni nel procedimento.
Non aspettate che i lavori inizino. A quel punto, il danno sarà già fatto.
Exus costruirà il suo impianto. I proprietari che hanno ceduto i terreni incasseranno i loro canoni. La società venderà energia per trent'anni.
E voi, cosa ottenete in cambio del cavo che passerà sotto il vostro campo?
Se la risposta è "niente" — avete tutto il diritto di farlo presente, ufficialmente e per tempo.

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