COMUNICATO STAMPA - Presentazione pubblica del progetto agrivoltaico di Torre di Mosto


Ieri pomeriggio abbiamo partecipato alla presentazione pubblica del progetto agrivoltaico di Torre di Mosto, ribadendo con fermezza le principali criticità alla base della nostra contrarietà all’intervento.

Nel corso dell’incontro, la società, pur continuando a sostenere — secondo il proprio punto di vista — la piena conformità del progetto alla normativa vigente, ha tuttavia riconosciuto la necessità di modifiche, integrazioni e ulteriori approfondimenti, ammettendo l’esistenza di carenze relative a profili rilevanti del progetto.

Si tratta naturalmente di un passaggio necessario, da più parti richiesto nel corso degli ultimi mesi, ma che consideriamo non sufficiente rispetto alle criticità complessive che continuano a caratterizzare l’intervento.

Dal confronto odierno è però emerso con altrettanta chiarezza come la contrarietà del territorio sia seria, motivata, trasversale e tutt’altro che destinata ad affievolirsi.

Alla luce di ciò, confidiamo che il fondo promotore, attraverso la società proponente e le società proprietarie dei terreni, si interroghi con attenzione sull’opportunità di legare stabilmente la propria immagine a un progetto ad un progetto che, per dimensioni, localizzazione e caratteristiche, presenta aspetti inaccettabili sotto il profilo paesaggistico, territoriale e sociale e che continua a generare una fondata e decisa opposizione nel territorio.

Sul piano paesaggistico, 165 ettari recintati con una fascia verde di soli 5 metri non costituiscono una mitigazione adeguata per un territorio come Torre di Fine: le piante attualmente previste misurano poco più di un metro di altezza, e alla richiesta di chiarimenti il proponente ha risposto che si provvederà ad integrare con qualche esemplare a fusto più alto — una risposta che conferma l’inadeguatezza dell’impianto di mitigazione così come progettato.

Sul piano sociale, nel corso dell’incontro di ieri il proponente ha illustrato i benefici attesi per la comunità senza affrontare le criticità sollevate, e senza supportarle con dati puntuali e verificabili messi a disposizione della comunità stessa: intenzioni e rassicurazioni generali non possono sostituire evidenze e analisi oggettive. Sulla stessa assenza di impatti termici, il proponente ha riconosciuto di dover ancora produrre le verifiche necessarie. Nel frattempo, le abitazioni di Via Tre Cai e la chiesa di San Fernando Re — citate dalla stessa documentazione progettuale come “recettori sensibili” — si troveranno a convivere con un impianto di questa scala, senza che alla comunità sia mai stata offerta alcuna voce nella sua progettazione.

Exus richiama pubblicamente, nelle proprie policy ESG, la volontà di adottare approcci che vadano oltre la mera conformità agli obblighi di legge, tenendo conto anche delle aspettative degli stakeholders. Ed è proprio alla luce di questi principi dichiarati che riteniamo inevitabile una riflessione che vada oltre il solo piano autorizzativo.

Le policy ESG di Exus impegnano esplicitamente la società alla consultazione preventiva delle comunità locali. Nel caso di Torre di Fine, questa consultazione non c’è stata. Non è il comitato a fare questa valutazione: è la stessa azienda a doverla fare.

Il progetto in questione per come è stato proposto e concepito, ossia senza nessuna previa consultazione degli stakeholders, e per come è configurato soprattutto a Torre di Fine, non ci appare rispettoso dei principi cui Exus dichiara pubblicamente di ispirarsi.

La stretta osservanza della legalità amministrativa costituisce il punto di partenza, ma non esaurisce ciò che cittadini e comunità locali ritengono legittimamente di attendersi da operatori che intervengono in territori delicati e identitari come quello di Torre di Fine e di Eraclea Mare.

Non sono i comitati e i cittadini a mettere a rischio la transizione energetica. Sono approcci come questo a farlo.

Quando progetti di questa scala vengono calati dall’alto, senza un reale ascolto dei territori e senza un equilibrio credibile con le comunità locali, il risultato inevitabile è la sfiducia. E la sfiducia finisce per compromettere anche il consenso verso quella transizione energetica che molti cittadini, in realtà, ritengono necessaria.

La transizione energetica può essere solida e duratura solo se costruita con i territori, non contro i territori.

Invitiamo pertanto la società Exus e le società proprietarie dei terreni a valutare con responsabilità lo stralcio integrale del parco agrivoltaico-Area 2 previsto a Torre di Fine, evitando di associare stabilmente la propria immagine ad un intervento oggettivamente controverso e che continua a generare una motivata e fondata opposizione nel territorio e a livello politico e sociale.

Il Comitato, dopo l’incontro pubblico di ieri pomeriggio — al quale hanno partecipato molti cittadini, il sindaco Nazda Zanchin e diversi consiglieri di maggioranza e opposizione, tutti contrari al progetto — continuerà a mobilitarsi in tutte le sedi politiche e istituzionali per il ritiro del progetto e chiede che tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti direttamente e indirettamente in questa vicenda presentino nei prossimi giorni le osservazioni previste per legge al Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale a livello Regionale (VIA).

 

Torre di Fine – Eraclea, 27 maggio 2026

Il Comitato NoAgrivoltaico Eraclea – Torre di Fine

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