Tre articoli in due giorni: il Veneto Orientale dice no all'agrivoltaico. E Torre di Fine non è sola
Negli ultimi due giorni, sulle pagine del Corriere del Veneto e su altre testate locali, sono usciti tre articoli che parlano della stessa cosa, anche se a prima vista sembrano scollegati. Letti insieme, raccontano in modo molto chiaro perché la nostra opposizione al progetto agrivoltaico di Torre di Fine non è una battaglia di pochi, ma un pezzo di un fronte territoriale ormai larghissimo.
Vale la pena fermarsi un momento e mettere in fila i fatti.
1. Trentadue sindaci scrivono in Regione
Il 13 maggio il Corriere del Veneto titola: "La rivolta contro l'agrivoltaico. Oltre 30 sindaci scrivono a Stefani". La denuncia è netta: progetti calati dall'alto, indennizzi offerti dalle società per "tappare la bocca" agli amministratori locali, e una totale assenza di pianificazione condivisa.
L'articolo cita esattamente il nostro progetto: 385 ettari tra Eraclea e Torre di Mosto, l'equivalente di 500 campi da calcio di pannelli.
I 32 comuni del Veneto Orientale chiedono tre cose precise:
- una mappatura urgente di tutte le procedure aperte;
- la revisione delle "aree idonee" oggi troppo permissive;
- la priorità a tetti, capannoni e aree industriali invece dei campi coltivati.
Sono richieste che ricalcano alla lettera quello che il D.Lgs 199/2021 già prevede all'articolo 20: prima si verificano le aree edificate, le superfici industriali, le aree compromesse. Solo dopo si guarda al suolo agricolo. Il progetto Torre di Mosto fa esattamente il contrario.
2. La CIA Veneto: "No alla colonizzazione delle campagne"
Sempre il 13 maggio, sullo stesso quotidiano, parla Giorgio Puppin, presidente di CIA Veneto. Il titolo è inequivocabile: "Agrivoltaico, allarme della CIA: no alla colonizzazione delle campagne".
Qui ci sono i numeri che chiunque dovrebbe imparare a memoria:
Per raggiungere gli obiettivi regionali al 2030 servirebbero tra 7.000 e 10.000 ettari di fotovoltaico, circa l'1% della superficie agricola del Veneto.
Bene. L'impianto di Torre di Mosto, da solo, occupa circa 320 ettari operativi. Facciamo il conto, perché i numeri sono ostinati:
- 320 ha su 7.000 ha = 4,6% dell'obiettivo regionale al 2030
- 320 ha su 10.000 ha = 3,2% dell'obiettivo regionale al 2030
Un solo impianto, in un solo angolo di territorio, copre il 3-5% di tutto il fabbisogno energetico regionale. È la dimostrazione plastica di quello che Puppin chiama "pochi mega-impianti concentrati", il modello esattamente opposto alla distribuzione diffusa che la transizione energetica richiederebbe.
Puppin aggiunge che esistono migliaia di ettari di aree degradate o già compromesse che potrebbero ospitare il fotovoltaico senza toccare un solo metro di terreno fertile. Eraclea e Torre di Fine non sono aree degradate: sono seminativi irrigui di pianura, classificati così dalla stessa AVEPA e dalla stessa relazione tecnico-agronomica del progetto.
3. Grandine, vento, raccolti decimati
Il terzo articolo, lo stesso giorno, parla di un'altra cosa: la tempesta del 12 maggio che ha colpito Noventa, Ceggia, San Stino, Annone, Caorle, San Michele al Tagliamento, Bibione. Picchi di pioggia di 50 mm all'ora, cumulati fino a 70 mm, grandine accumulata fino a 25 cm. I vigneti del Veneto Orientale segnalano danni dal 35% al 100%. Un viticoltore parla di "bomba atomica".
Cosa c'entra con l'agrivoltaico? C'entra eccome. È la stessa Federica Senno, presidente di CIA Venezia, a chiudere l'articolo con queste parole:
"È necessario tutelare e incentivare la produzione locale, non ricoprire i campi agricoli di pannelli fotovoltaici."
I luoghi colpiti dalla grandine sono lo stesso territorio dove dovrebbe sorgere il nostro impianto. La stessa pianura, lo stesso microclima, le stesse vulnerabilità climatiche e idrauliche. I Consorzi di Bonifica del Veneto Orientale segnalano che tutti gli impianti idrovori sono entrati automaticamente in funzione: il territorio è già al limite. Aggiungere 313 ettari di strutture su pali, fondazioni in cemento, superfici impermeabili tra una fila di pannelli e l'altra, significa modificare ulteriormente i flussi d'acqua, il microclima locale e la capacità di drenaggio. Tutto in un'area che il cambiamento climatico sta già stressando.
Il quadro che ne esce
In 48 ore, sulla stessa stampa regionale, si sono allineati:
- 32 sindaci del Veneto Orientale;
- Coldiretti ai livelli provinciale e nazionale;
- CIA Veneto e CIA Venezia;
- la Città Metropolitana di Venezia;
- e – ironia della cronaca – il clima stesso, con un evento estremo che ricorda a tutti quanto il nostro territorio sia fragile.
Tradotto: la nostra opposizione di Torre di Fine non è un capriccio di paese. È il tassello locale di una posizione che ormai unisce 32 comuni, due grandi confederazioni agricole, un'amministrazione metropolitana e una pianura intera che chiede di non essere trattata come una zona di sacrificio.
Noi non siamo contro la transizione energetica. Siamo contro il modo in cui questa transizione viene scaricata sulle nostre campagne mentre i tetti dei capannoni industriali del Veneto restano vuoti. Siamo contro un progetto che vale il 3-5% dell'obiettivo regionale 2030 ma viene scaricato per intero su un fazzoletto di pianura agricola irrigua. Siamo contro la logica per cui 7,5 milioni di euro di indennizzi dovrebbero bastare a comprare il silenzio di un'amministrazione.
I sindaci hanno chiesto al vicepresidente Stefani un tavolo. Noi, dal basso, chiediamo la stessa cosa: un confronto vero, dati alla mano, sulle alternative reali. E un parere vincolante dei territori sui progetti che li riguardano.
La transizione energetica si fa con il territorio, non contro il territorio.
Per approfondire: la documentazione tecnica completa del progetto "Torre di Mosto" da 205 MWp di Alfi Renewables S.r.l. è disponibile nella procedura VIA regionale. Per partecipare attivamente all'opposizione, contattate il Comitato Torre di Fine.



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