AGRIVOLTAICO E AGRICOLTURA: ABBIAMO ASCOLTATO. ORA PARLIAMO.
Ieri mattina alcuni di noi hanno partecipato alla conferenza organizzata da Legambiente a Jesolo sul tema dell'agrivoltaico. È sempre utile ascoltare posizioni diverse, e qualcosa di interessante è emerso.
Da un lato, abbiamo registrato una narrazione prevalentemente a favore del modello agrivoltaico, con i suoi indubbi vantaggi in termini di produzione energetica. Dall'altro, anche nelle relazioni tecniche sono emerse criticità concrete che noi conosciamo bene:
- La difficoltà di mantenere la piena produttività agricola (PLV all'80%) con i pannelli installati
- L'incompatibilità con alcune colture tradizionali ad alto fusto
- I limiti nell'utilizzo dei macchinari agricoli di grandi dimensioni
- La scarsità di dati reali su impianti già operativi: pochi casi, poche certezze
Siamo disponibili al confronto, ma deve essere un confronto oggettivo e non speculativo. La scarsità di dati reali non può giustificare una trasformazione irreversibile del territorio per 30 anni. Le opportunità si valutano attraverso evidenze concrete — non si sperimentano sulla pelle di circa 1.000 abitanti che gravitano nel raggio di 500 metri da un'opera di queste dimensioni. Un paesaggio agricolo integro, un ambiente naturale di pregio, una meta autentica per il turismo rurale: una volta compromesso, non tornerebbe indietro per almeno una generazione.
Anche Legambiente Veneto ha ribadito che il progetto di Torre di Fine — 165 ettari di pannelli fotovoltaici su suolo agricolo di pregio — non è accettabile così com'è. Apprezziamo il fatto che si dica che il progetto non va bene, ma la soluzione di un semplice "arretramento" rispetto al centro abitato di Torre di Fine non è convincente per diversi ordini di motivi:
- L'ampiezza dell'impianto di 165 ettari
- La vicinanza alla località turistica di Eraclea Mare e alla Laguna del Mort
- L'impatto paesaggistico con l'industrializzazione del territorio agricolo
- I danni socioeconomici che resterebbero inalterati, a partire dalla svalutazione degli immobili
Nell'incontro con gli assessori regionali Bitonci e Bond e il vicepresidente Pavanetto del 28 aprile scorso abbiamo chiesto — e consegnato un documento — che il provvedimento sulle cosiddette "aree idonee" coinvolga i Comuni affidando loro ruoli decisionali e preveda limiti precisi:
- Max 1% di utilizzo della SAU a livello comunale (la normativa nazionale prevede un minimo dello 0,8% e un max del 3%)
- Distanza di almeno 500 metri dai centri abitati (stesso limite previsto per aree naturalistiche, siti archeologici, beni artistici e culturali ecc.)
- Un limite all'estensione degli impianti, con eventuali deroghe su parere vincolante dei Comuni interessati
Siamo pronti a parlare in modo pragmatico e diretto, mettendo sul tavolo tutto ciò che è accaduto. Non possiamo ignorare che qualcuno ha approfittato del vuoto normativo per avanzare un'operazione di natura speculativa su un territorio agricolo e ambientale di pregio. È un fatto che non può essere eluso: chi propone questi progetti deve rispondere con trasparenza prima ancora di parlare di benefici energetici.
Il dialogo continua. E noi continueremo a farlo con dati, domande e la voce di chi vive questo territorio.
A questo proposito chiediamo pubblicamente alla Società Agricola Pasti e alla Società proponente di ritirare il progetto nella parte di Eraclea e/o di spostarne l'ubicazione in altre zone del territorio lontano dai centri abitati, rivedendone la dimensione. Siamo certi che si possa fare.
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