Impianti Agrivoltaici di grande scala (Large Agrivoltaic System)

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Agrivoltaico su larga scala: chi paga il conto? La scienza risponde

Categoria: Approfondimenti scientifici Tag: agrivoltaico, giustizia territoriale, impatti socioeconomici, Torre di Mosto, Veneto Orientale Tempo di lettura: ~6 minuti


Quando si parla di grandi impianti agrivoltaici, il dibattito pubblico si concentra quasi sempre sulla produzione energetica e sull'impatto ambientale. Ma esiste una dimensione altrettanto importante, spesso trascurata: chi beneficia davvero di questi impianti, e chi invece ne sopporta i costi?

La ricerca scientifica internazionale ha iniziato a rispondere a questa domanda. Le conclusioni sono più scomode di quanto i proponenti siano disposti ad ammettere.


Cosa dice la scienza sugli impatti socioeconomici dell'agrivoltaico

I benefici non sono distribuiti equamente

Uno studio comparativo pubblicato nel 2025 su ScienceDirect — che ha analizzato impianti agrivoltaici in quattro Paesi europei, tra cui l'Italia — ha documentato con chiarezza il problema strutturale di questi grandi progetti:

I benefici economici tendono a concentrarsi in capo a grandi investitori, proprietari terrieri e fondi finanziari. I piccoli agricoltori e le comunità locali subiscono oneri e rischi sproporzionati. L'esclusione dai processi decisionali esacerba gli squilibri di potere già esistenti.

— Fonte: Agrivoltaics as a win-win for rural regions? Energy and environmental justice perspectives, ScienceDirect, 2025

Questo non è un giudizio politico. È il risultato di interviste approfondite con esperti del settore in tutta Europa, analizzato attraverso un rigoroso framework di giustizia energetica e ambientale.

Lo stesso studio conclude che il coinvolgimento precoce delle comunità locali è l'unico strumento in grado di mitigare gli impatti negativi e costruire consenso reale — non il consenso prodotto da brochure promozionali, ma quello fondato su informazione e partecipazione autentica.


Il rischio dello "sfruttamento delle aree rurali"

Un articolo pubblicato su Sustainability Science (Springer Nature, 2025) analizza la corsa globale agli impianti agrivoltaici e lancia un avvertimento preciso:

Lo sviluppo del fotovoltaico su terreni agricoli ha generato conflitti tra stakeholder e preoccupazioni di impatto sociale in diversi Paesi. Sono urgentemente necessarie soluzioni normative e di mercato per prevenire lo sfruttamento delle aree rurali agricole nella transizione energetica.

— Fonte: Scaling agrivoltaics: planning, legal, and market pathways, Sustainability Science, Springer, 2025

Il termine usato dagli autori è significativo: "sfruttamento" (exploitation). Non si tratta di un caso isolato: è uno schema ricorrente, documentato in Australia, Europa e Nord America, dove i grandi impianti vengono localizzati nelle aree rurali perché il suolo costa meno, la resistenza politica è più debole e le comunità hanno meno risorse per opporsi.


I conflitti sociali sono la norma, non l'eccezione

La rivista Nature Reviews Clean Technology (novembre 2025) ha pubblicato una delle review più complete mai realizzate sui sistemi agrivoltaici. Tra i principali ostacoli allo scale-up degli impianti, gli autori citano esplicitamente:

  • Problemi di accettazione sociale
  • Impatto sul paesaggio percepito negativamente dalle comunità
  • Questioni di sostenibilità ambientale irrisolte

La stessa review conferma che i grandi impianti open-field hanno minore conversione energetica per unità di superficie rispetto agli impianti di piccola scala integrati negli edifici — il che rende ancora più difficile giustificare il sacrificio di vasti territori agricoli.


Il caso Torre di Mosto – Torre di Fine: la teoria incontra la realtà

Questi dati scientifici non sono astratti. Si materializzano con precisione nel progetto agrivoltaico che interessa i Comuni di Torre di Mosto ed Eraclea, nel Veneto Orientale.

Chi propone il progetto

Il progetto è promosso da ALFI Renewables S.r.l., società di diritto italiano costituita il 14 novembre 2024 — circa un anno prima del deposito del progetto. Non è un soggetto autonomo: è l'ultimo anello di una catena societaria internazionale.

ALFI Renewables è controllata dal Gruppo Exus (Exus Renewables), con sede centrale a Madrid, e il cui azionista di riferimento è Partners Group, uno dei maggiori fondi di private equity al mondo, con sede in Svizzera, che ha dichiarato investimenti fino a 1 miliardo di dollari nella piattaforma Exus.

Questo significa che i proventi dell'energia prodotta su 387 ettari di pianura veneta alimenteranno, per la quasi totalità, rendimenti finanziari destinati all'estero.

Chi possiede i terreni

I terreni appartengono alla famiglia Pasti, che ha messo a disposizione del proponente circa 387 ettari contrattualizzati, gestiti attraverso tre società agricole riconducibili allo stesso gruppo familiare (Società Agricola Palazzina S.S., Società Agricola Glycine, Azienda Agricola ZEA). L'attività agricola durante la vita dell'impianto sarà condotta dalla Società Agricola Pasti, anch'essa della stessa famiglia.

In altre parole: un grande fondo internazionale e un'unica grande proprietà fondiaria sono i beneficiari principali di un'operazione che si presenta come un'opportunità per il territorio.

Chi non è stato informato: la comunità

La scienza avverte che l'esclusione delle comunità locali dai processi decisionali è uno dei principali fattori di ingiustizia nei grandi progetti agrivoltaici.

Nel caso di Torre di Mosto – Torre di Fine, questo scenario si è verificato con precisione:

  • Il progetto è stato depositato senza alcuna informazione preventiva alla cittadinanza
  • Gli abitanti di Torre di Fine l'hanno scoperto dai giornali
  • Solo dopo la mobilitazione spontanea del Comitato la comunità ha iniziato ad avere accesso agli elaborati tecnici

Eppure, la relazione descrittiva del progetto dedica un intero capitolo (§18) ai "benefici concreti e tangibili per la comunità locale": miglioramento delle strade, educazione ambientale, visite guidate nelle scuole, collaborazione con università.

Nessuna di queste promesse è vincolante. Nessuna è quantificata. E nessuna compensa la perdita di 387 ettari di suolo agricolo fertile per 20–30 anni.


La risposta del territorio

La risposta della comunità è stata immediata, trasversale e documentata:

Forma di partecipazione Dato
Firme cartacee oltre 1.000
Firme online oltre 800
Assemblea pubblica oltre 200 persone
Marcia di protesta alcune centinaia di cittadini
Voto del Consiglio Comunale di Eraclea UNANIME contro il progetto (maggioranza e opposizione)
Preoccupazioni istituzionali Sindaco di San Donà di Piave e Presidente della Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale
Adesione delle categorie economiche Associazioni agricole, commercianti, albergatori

Questa risposta non è un rigetto pregiudiziale delle energie rinnovabili. Il Comitato ha dichiarato esplicitamente la propria posizione:

"Siamo favorevoli alla transizione energetica. Sosteniamo il fotovoltaico sulle coperture, l'accumulo distribuito, le comunità energetiche rinnovabili. Siamo contrari a questa modalità speculativa di realizzarla."


Cosa chiedono la scienza e il territorio

La letteratura scientifica è chiara su cosa distingue un progetto agrivoltaico equo da uno speculativo:

  1. Coinvolgimento precoce e autentico delle comunità locali — prima del deposito, non dopo
  2. Distribuzione equa dei benefici — non solo ai proprietari terrieri e agli investitori
  3. Valutazione degli impatti a lungo termine — il suolo agricolo è una risorsa non rinnovabile
  4. Scala proporzionata al contesto — nessuno studio scientifico ha valutato impianti di 320+ ettari recintati in pianura agricola ad alta densità insediativa

Il territorio di Torre di Mosto – Torre di Fine ha diritto a vedere applicati questi principi. La procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) in corso presso la Regione Veneto è la sede istituzionale in cui questi temi devono essere affrontati in modo rigoroso.


Fonti scientifiche

  • Agrivoltaics as a win-win for rural regions? Energy and environmental justice perspectives across Italy, Spain, Belgium and the Netherlands, ScienceDirect, 2025
  • Scaling agrivoltaics: planning, legal, and market pathways to readiness, Sustainability Science, Springer Nature, 2025
  • Scientific frontiers of agrivoltaic cropping systems, Nature Reviews Clean Technology, novembre 2025
  • Agrivoltaics Revisited: Critical Insights into Shading-Induced Microclimate Change, Yield and Quality, Biodiversity Shifts and Socio-Economic Limitations, AgriEngineering (MDPI), febbraio 2026

Partecipa e informa

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La transizione energetica è necessaria. Ma deve essere giusta. E questa non lo è.


Comitato No Agrivoltaico Torre di Fine – Eraclea Giugno 2026

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