La consapevolezza della transizione energetica
Riflessioni a partire dal Progetto agrivoltaico di Torre di Fine
Comitato NO all'Agrivoltaico di Torre di Fine – Eraclea
La parola «transizione energetica» è oggi una delle più usate del dibattito pubblico, e proprio per questo una delle più svuotate di senso. Viene pronunciata a giustificazione di scelte tra loro opposte: dalla riduzione dei consumi alla moltiplicazione delle infrastrutture, dalla cura del territorio al suo sacrificio. Quando una parola serve a tutto, smette di significare qualcosa.
Per essere cittadini consapevoli — e non semplici spettatori di una narrazione costruita altrove — occorre fermarsi un momento e porsi tre domande elementari: cosa stiamo davvero transizionando? Da cosa, verso cosa? E soprattutto: chi decide?
Il progetto in pochi numeri
La discussione, dalle nostre parti, ha smesso di essere astratta nel momento in cui la società ALFI Renewables S.r.l. ha presentato il Progetto Agrivoltaico Avanzato denominato “Torre di Mosto”: un impianto da 205,1 MWp abbinato a un sistema di accumulo elettrochimico (BESS) da 66 MW, distribuito su due lotti per complessivi 387 ettari contrattualizzati (di cui 313 ha di area recintata) nei territori di Eraclea, Torre di Mosto, San Donà di Piave, Noventa di Piave, Ponte di Piave e Salgareda.
I due lotti sono collegati da una linea elettrica interrata a 36 kV lunga circa 12 km che attraversa scoli consortili, strade e terreni privati. Una linea a 220 kV conduce l'energia fino alla Stazione RTN di Salgareda.
Il Lotto 2 — circa 165 ettari nel Comune di Eraclea — abbraccia l'abitato di Torre di Fine. La stessa documentazione progettuale, non a caso, individua la chiesa di San Fernando Re come “recettore sensibile” e prevede una barriera vegetale di mitigazione «potenziata» davanti al quartiere residenziale. Quando un progetto deve essere «mitigato» davanti alle case di chi ci vive, una domanda sorge spontanea: di chi è quel paesaggio?
Quando un progetto deve essere «mitigato» davanti alle case di chi ci vive, una domanda sorge spontanea: di chi è quel paesaggio?
Cosa significa essere consapevoli
Essere consapevoli, in questo contesto, significa tenere insieme alcune verità che non si possono separare. Proviamo a metterle in fila.
1. Il suolo agricolo non è una superficie libera
I terreni di Torre di Fine sono suoli franco-limosi di alta fertilità naturale, frutto di secoli di bonifica e di lavoro umano. Sono SAU di prima fascia — Superficie Agricola Utilizzata classificata come seminativo irriguo dalle stesse carte regionali del Veneto e dai dati AVEPA citati nel progetto. Non si tratta di «terra incolta» o di «spazio disponibile». Si tratta del prodotto storico della trasformazione di paludi in pianura coltivabile, un patrimonio costruito dalle comunità della Bassa Piave fin dall'epoca romana lungo l'asse della Via Annia, e poi dalle bonifiche medievali e novecentesche.
Cancellarlo nel tempo di un cantiere significa rinunciare a un capitale che non si rigenera nel tempo di una generazione umana. Un fisico direbbe che ci sono processi irreversibili: questo è uno di quelli.
2. La quantità di energia che chiediamo non è un dato neutro
C'è un assunto implicito in ogni discorso sulla transizione energetica: che la domanda di energia sia una variabile esogena, data, non discutibile. Non è così.
La guerra richiede sempre più energia. I server dell'intelligenza artificiale richiedono sempre più energia. I data center si moltiplicano in tutta Europa. Se la domanda cresce senza limite, nessuna fonte rinnovabile potrà mai «transizionare» alcunché: si limiterà a sommarsi alle fonti fossili, non a sostituirle. È un'aritmetica elementare che la retorica della transizione tende a nascondere.
La prima vera scelta consapevole è quella di chiedersi se quell'energia serve davvero, e a chi.
3. Le alternative esistono, e sono note
L'Italia dispone di centinaia di migliaia di ettari di superfici già artificializzate dove installare fotovoltaico senza sottrarre un solo metro quadro di suolo coltivabile: tetti di capannoni industriali, aree dismesse, coperture di parcheggi e di infrastrutture autostradali, cave esaurite, discariche bonificate. Il solo Veneto produttivo ha una superficie di tetti industriali sufficiente a ospitare una potenza fotovoltaica multipla di quella prevista a Torre di Mosto.
Allora perché si sceglie il suolo agricolo? La risposta è semplice e va detta senza eufemismi: il suolo agricolo costa meno e rende di più al proponente. Non è una scelta tecnica imposta dalla fisica. È una scelta economica imposta dal modello di business.
4. La Costituzione non è un dettaglio
L'articolo 9 della Costituzione — modificato nel 2022 — tutela esplicitamente paesaggio, ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni. L'articolo 41 vincola l'iniziativa economica privata al non recare danno alla salute, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e all'ambiente.
Sono principi, non opinioni. E quando un progetto entra in tensione con questi principi, non basta dire «è rinnovabile» per chiudere il discorso. La parola «rinnovabile» non è un salvacondotto costituzionale.
La partecipazione come metodo
Una vera transizione energetica non si fa sulla testa delle popolazioni. Si fa con loro: scegliendo insieme dove produrre energia, quanta produrne, per quale modello di sviluppo e con quale distribuzione dei benefici.
Comunità energetiche rinnovabili, autoconsumo collettivo, fotovoltaico distribuito sugli edifici esistenti: sono strumenti già normati dal D.Lgs. 199/2021 (di recepimento della Direttiva UE 2018/2001). Sono modelli democratici, partecipati, capaci di produrre energia rinnovabile e di redistribuire valore economico nei territori, senza chiedere a nessuno di rinunciare al proprio paesaggio per il profitto di soggetti esterni.
Quello che manca, oggi, a Torre di Fine, non è la tecnologia. È la scelta politica di applicarla.
La differenza che conta
La differenza tra transizione ecologica e speculazione energetica non sta nella tecnologia: gli stessi pannelli, gli stessi inverter, gli stessi sistemi di accumulo possono servire l'una o l'altra. La differenza sta in chi decide, dove si installa, chi guadagna e chi perde.
A Torre di Fine, oggi, queste domande non hanno ancora trovato una risposta condivisa con la comunità che quel territorio lo abita. E finché non l'avranno, è dovere di cittadini consapevoli porle ad alta voce: alle Amministrazioni dei sei Comuni coinvolti, alla Regione Veneto, alla Sovrintendenza, all'opinione pubblica.
Non chiediamo di fermare la transizione energetica. Chiediamo che sia davvero una transizione, e non l'ennesima sostituzione di un problema con un altro più difficile da disinnescare.
✊ Comitato NO all'Agrivoltaico di Torre di Fine – Eraclea
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